Prima rappresentazione: Parigi, 22 aprile 1952, Théatre du Nouveau-Lancry.
Con Tsilla Chelton e Paul Chevalier. Regia di Sylvain Dhomme.

 

 

Ne “Le sedie”, una vetta nella produzione teatrale di Ionesco, la solitudine di chi continua a credersi uomo, come i due Vecchi, diventa insopportabile: il nulla, il vuoto, il caos hanno la meglio e rendono vano ogni tentativo di comunicazione. Il non-essere si traduce visibilmente in un non-esserci. Le sedie che gremiscono la sala della casa sul mare sono occupate da tante persone, un gran numero di “nessuno” che viene a popolare una tomba. I due Vecchi discorrono, ricordano i tempi in cui il sole splendeva fino a mezzanotte, si accarezzano come bambini. Il Vecchio racconta la storia della propria vita, ora tutto è finito nel “gran vuoto nero” e piange cercando la mamma. La Vecchia gli promette aiuto, continua a elogiarne l’intelligenza e le “qualità eccezionali”. Si apprende che devono arrivare degli invitati ai quali il Vecchio consegnerà il suo messaggio, ci sta lavorando da anni ormai, due ore al giorno. Per trasmetterlo ed illustrarlo ha chiamato però un oratore di professione. Si sentono avvicinarsi le barche, gli ospiti cominciano ad arrivare. I padroni di casa portano sedie e sedie, intanto parlano, raccontano, rievocano; sensi di colpa, fantasie cupe, speranze, timori. Le sedie si moltiplicano, il movimento raggiunge la massima intensità ed i due Vecchi si sentono emozionati, eccitati ma anche smarriti.

 

 


Franco Abba e Maria Paola Casorelli ne: “Le sedie” di Ionesco

 

 

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